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Full text of "Alle signore italiane / [di L. Frati."

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ALLE SIGNORE ITALIANE 



Io non so per qual fato intervenga che la 
Italia non abbia , come soleva avere, abito che 
sia conosciuto per Italiano ; che benché lo aver 
posti in usanza questi nuovi , faccia parer 
quelli primi goffissimi, pur quelli forse erano 
segni di libertà , come questi sono stati augu- 
rio di servitù. 

Castiglione. Cortig. lib. 2.° 



r oche nazioni sono state , come Y Italia ( forse 
per le prosperevoli sue condizioni di cielo e di suolo), 
così spesso e si lungamente soggiogate alla signoria e 
preponderanza straniera ; di che le è derivata quella 
innumerevole moltitudine di gravissimi mali, onde da 
lunghissimo tempo è oppressata : servitù de' principi 
come de' popoli, discordia tra' regnanti e regnati, odio 
di municipio contro municipio, i forti sbanditi della 
patria, gli altri fatti vili per ogni maniera di corrompi- 
mento , rotte le antiche vie di tesorizzare per iscambi 
di mercatanzie, mancate le nostre industrie, diradicato 
ogni seme di valor cittadino, non più italici costumi, 



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non più vergine , ma in bastardigia scaduto il bellissi- 
mo idioma del Cantore di Laura e di Bice; il teatro, 
scuola sì efficace di patrie virtù, non olezzante cbe di 
estranii fiori ; e da ultimo quasi recandoci a vergogna 
(né a torto) di anche apparire italiani, gittate le no- 
stre foggie di vestire, ne mendicavamo altre, e servil- 
mente, dallo straniero della Senna; cotaichè nulla cosa 
nostra più era veramente italiana, tranne la limpidezza 
del cielo e la feracità del suolo , le memorie e i mo- 
numenti antichi. Laonde , fatte poche onorevolissime 
eccezioni , non si parevano immeritati i dileggianti 
motti degli oltramontani all'Italia: di terra dei morti, 
o delle ricordanze > di suolo degli ulivi e degli aranci. 
Ma oggi, la Dio mercè, l'ora di nostra redenzione già 
da un anno è battuta, e i nomi di nazionalità e d'in- 
dipendenza suonano fragorosi per le vie del Tebro, 
dell'Arno e della Dora; e dove un giorno questi patrii 
sentimenti erano solo remote speranze celate , come 
entro santuario , nel segreto petto di pochi generosi , 
oggi divampano il cuore italiano così de' principi rifor- 
matori^ che dei sudditi uniti con essi d' una volontà 
d'un proposito di restaurare quest'antica, infelicissima 
terra. E a cotesla santa e malagevole impresa quanta 
opera anche a voi, o carissima metà dell' italiana fa- 
miglia, è confidata! A voi prime e naturali educatrici 
dell' uomo s' appartiene d' informare a maschi pensieri 
e a nobili sentimenti lo spirito e il cuore de' vostri 
parvoli ; acciò che fatti adulti non si lascino rotolare 
da ogni vento di politica; ma saldi, siccome colonne 
di fortezza, sorreggano, quanto è loro possibile, l'edi- 
ficio della patria; costumateli alla operosità e ai disagi, 
affinchè sappiano durare fatiche e patimenti, e all'uopo 



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spregiare pericoli e sacrifici ; che senza sacrifici di cit- 
tadini non si perviene a redimere di schiavitù una 
nazione. Mettetegli in cuore un abbonimento non solo 
a qualsiasi straniero che avesse libidine di signo- 
reggiarci ; ma eziandio a quel soverchio e rovinoso 
amore che assai degli italiani portano alle stranie 
cose , di che hanno a vile le proprie ; e V efficacia 
de' vostri detti rafforzate coli' autorità dell' esempio , 
che sempre è più possente a muovere che le pa- 
role. E però intralasciate di abbigliarvi a costumanze 
straniere, se vi sta a cuore che non vi abbia con- 
traddizione tra i fatti e i sentimenti vostri. Sì , 
o italiane Signore , male risponde il vostro esterno 
all'ardore di patria indipendenza, di cui avete caldis- 
simo il cuore. Il procacciarsi fuori di patria ciò , di 
che siamo privi per natura, è suggettarsi a quella legge 
di provvidenza , per la quale ha Iddio strette fra loro 
d' un vincolo le membra tutte dell' umana famiglia ; 
ma accattare da altrui , quello che possediamo noi 
pure, od è in facoltà nostra di possedere, egli è segno 
non di miseria ^ ma di servitù e di oziosaggine. Noi 
deploriamo la nostra industria perchè morta, le nostre 
manifatture perchè invilite dalla concorrenza delle estra- 
nie; ma in questo mezzo nissuna cura mettiamo a 
ravvivar 1 ■ una e prosperare in meglio le altre , col 
preferire alle forestiere le nazionali, sacrificando alla 
futura prosperità di nostra industria quei po' di van- 
taggio e di eccellenza, che quelle si hanno al presente 
sopra queste. 

Ma niuna nostra dipendenza dallo straniero è sì vile 
e destituta di fondamento ed anche di pretesto , quanto 
il servilmente vestirci a sua legge. Noi eredi delle 



grazie , onde sono preclari di fama i secoli di Pericle , 
di Augusto e di Leone, noi figli di que' maestri gloriosi^ 
alle cui fonti di bellezza tutte genti corrono a disse- 
tarsi , noi mendicare da altrui le eleganze e le mode 
de' nostri vestiti. Oh strema testimonianza della passata 
schiavitù nostra ! Il carattere speciale , in che ciascun 
popolo si svaria non solo dagli altri, ma dalle proprie 
costumanze de' secoli precedenti, deve tralucere anche 
ne' costumi delle vesti , che sono come 1' impronta e 
la fisonomia della nazione ne' diversi periodi della sua 
vita. Semplicità ed eleganza sono i pregi distintivi del 
quattrocento, e semplici ed eleganti furono le foggie 
degli abiti italiani a' que' tempi. Di esquisita magnifi- 
cenza risplende ogni opera d' arte del secolo susseguen- 
te, e questo carattere troviamo testificato dalle ric- 
chissime vesti di quell' età ; quelle del diciassettesimo 
sentono delle stranezze bizzarre, onde suona diffamato 
quel secolo. Perlochè dalla nostra servile imitazione 
argumenteranno i posteri che noi fummo schiavi dello 
straniero non tanto per impero di forza che per libero 
arbitrio di volontade. Imperocché niun popolo, anche 
barbaro, tramuta interamente il costume delle vesti 
de' suoi padri , per rozze che siano , in altre di altro 
popolo , se non quando il giogo straniero , fiaccata la 
vigoria del corpo , ha spento ogni scintilla di patrio 
amore. E di vero così è a noi intervenuto: infìnchè 
siamo stati italiani di fatto o di cuore abbiamo avuto 
patrie costumanze, foggie di vestire tutte nostre, ric- 
che anche meglio che le moderne , e se non capric- 
ciose quanto le migliaia venuteci in mezzo secolo dal 
Corriere delle Dame, certamente più eleganti e più 
consone al carattere nostro, che sta di mezzo fra la 



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severità del Germano , e la leggerezza del Franco. Né 
crediate che a rassodare principii di patria nazionalità 
e indipendenza torni inutile il francarsi dalla servitude 
straniera anche rispetto alle picciole cose. La stranioma- 
nia è male profondissimo degli Italiani, e i mali estre- 
mi così degli individui che delle nazioni si vogliono 
curare per rimedi estremi. Sopra la quale ragione è 
a compiacersi che siasi preferito , a linguaggio di co- 
mando nella nostra guardia, l' idioma italiano al fran- 
cese, quantunque l'ultimo, ad unanime consentimen- 
to , fosse tornato più acconcio per la brevità di sue 
locuzioni e vibrazion di sue voci. E sopra la ragione 
istessa è degnissimo di laude quel Corpo deputato dal 
Grande Pontefice a stabilire la divisa nostra militare , 
che antipose alle costumanze di vestire usate dalle mi- 
lizie di altre nazioni foggie di abiti che sentono degli 
antichi nostri costumi; cioè la daga romana alla scia- 
bola , 1' abito chiuso e stretto alla vita al giustacore 
( barbaro di nome come di forma ) , V elmo al giaco , 
la qual ultima preferenza mi spiacque che la si dovesse 
vincere per battaglia di disputazioni. A voi presente- 
mente, o gentilissime Signore, si conviene il fare altret- 
tanto ; imperocché di quel modo che comuni con noi 
avete i sentimenti di patria carità, così con noi dovete 
parteciparne le dimostrazioni ; e tengo anzi che ci 
avreste preceduto nelf esempio, se non vi fosse man- 
cato il modello da seguire. Ora un giovine artista vi 
offre saggi di costumi attinti a fonti italiane, più o men 
ricchi secondo la qualità del vostro grado. Non vi ri- 
voca a passate stranezze, ma a foggie di vesti eleganti 
ad un tempo e severe, quali si addicono al carattere 
di Signore italiane; temperando l'antico col moderno, 



di modo che vi torni più agevole il dipartirvi dalle 
costumanze presenti. Ciò che troverete interamente 
sbandito è la figura de' moderni cappelli. Di tante 
forme venute della Senna niuna ve n' ha, a mio avviso, 
che senta veramente dell' elegante , e a voi me ne 
appello: Ditemi se, rovistando le disusate masserizie, 
vi viene alle mani quella foggia di cappello, nella 
quale si levava pendente un alto cucuzzolo, che ne 
ricordava il campanile di Pisa, ditemi, in fede vostra, 
se oggi vi è possibile tenerne le risa ; eppure è stato 
un ornamento del vostro capo. Né meno ridicolo ed 
inelegante si era 1' altro tutto ala , chiuso a modo di 
cialdone, che v' incartocciava e nascondeva a* circon- 
vicini la più bella parte di voi, la parte che più muove 
la maschile curiosità ; talmentechè per vederla ci era 
mestieri sbirciarla air orlo dell' ala. Intorno alle quali 
due precipue forme peregrine di cappello sbizzarrendosi 
continuamente la fantasia del genio parigino , la si è 
ornai esaurita. 

eleganti Signore , costituite dal vostro buon gusto 
dittatrici alle altre delle mode, oggi vi si offre bella 
opportunità al soddisfacimento di lodevole ambizione. 
Se per Y innanzi avevate vaghezza di venire segnate 
a dito per sole novità (e non nostre) di abbigliamenti, 
oggi a questo fine altro vi si aggiugne e ben nobile ; 
di mostrarvi cioè le prime anche esteriormente italiane, 
e di muover le altre, sospinte dal vostro esempio, ad 
imitarvi. Se questo voto non si rimarrà sola speranza, 
quegli che v' ha fornito i presenti saggi di mode italiane 
v* impromette di darvene altri in avvenire , non ad 
ogni fase di luna , come il parigino corriere , ma ad 
ogni variare di stagione. Perocché siffatta smoderata 



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volubilità , segno non tanto della leggerezza della na- 
zione, donde ci viene, quanto artificio sottile di essa 
a rendere meglio spacciabili le sue manifatture, troppo 
disconviene al carattere fermo e oggi , più che mai , 
dignitoso degli Italiani. 

L. Frati. 



V 




IMPRIMATUR 
Fr. Sebastianus Pallavicino Vie. Gerì. S. 0- 



IMPRIMATUR 
Antonius Bagnoli Pro Deleg. Archicp. 



BOLOGNA 1857. TIPOGRAFIA SASSI